
CODICE DEONTOLOGICO
Considerata la rilevanza dell’attività di investigatore privato, nel cui ambito vanno annoverate altresì le figure dell’informatore commerciale e dell’operatore di sicurezza ed al cui esercizio accedono le persone munite di specifici requisiti espressamente previsti dalla legge, previa apposita autorizzazione di polizia. Considerata, inoltre, la delicatezza delle singole operazioni effettuate nello svolgimento della attività investigativa, le quali spesso
comportano l’ingerenza, con le informazioni assunte, nella sfera privata del destinatario della medesima, con
evidenti ripercussioni di carattere giuridico ed etico. Vista, peraltro, la nuova normativa assunta dal Legislatore
Italiano, il quale, in applicazione di una direttiva comunitaria, ha regolamentato e tutelato la riservatezza (c.d.
privacy) delle persone fisiche e giuridiche, introducendo notevoli limiti all’utilizzo dei dati personali. Ritenuta,
conseguentemente, la necessità di stabilire regole omogenee per la categoria professionale degli investigatori
privati ad integrazione delle norme previste sia dal T.U.L.P.S. di cui al R.D. n. 773/1931 ed al relativo Regolamento
di Esecuzione, sia dalla L. 675/1996. Viste le disposizioni previste dagli artt. 134 - 137 del R.D. n. 773/1931, dagli
artt. 257 e ss. del Regolamento di Esecuzione del Testo Unico di Leggi di Pubblica Sicurezza, del D.L.vo n. 271 del
28 luglio 1989 e degli artt. 38 e 222 delle Norme di Attuazione, di Coordinamento e Transitorie del Codice di
Procedura Penale nonché quelle stabilite dalla Legge 31 dicembre 1996 n. 675 e dai successivi provvedimenti del
Garante - tra cui quello assunto in data 27 novembre 1997 b, 2/1997 "Autorizzazione al trattamento dei dati idonei
a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale" pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale de 29 novembre 1997 n. 279 e
provvedimento n. 6 del 29.12.1997. La Federpol - Federazione Italiana degli Istituti Privati per le Investigazioni,
per le Informazioni Commerciali e per la Sicurezza -, associazione professionale a carattere nazionale
rappresentativa degli interessi dei titolari di autorizzazioni governative, ai sensi degli artt. 134 e ss. del Testo Unico
di Leggi di Pubblica Sicurezza e 38 e 222 delle Norme di Attuazione, di Coordinamento e Transitorie del Codice di
Procedura Penale adotta il seguente Codice deontologico. L’attività professionale di Investigatore privato, nella sua
più ampia accezione, è improntata alla scrupolosa osservanza delle regole fondamentali di integrità morale,
responsabilità professionale e riservatezza oltre il normale rispetto di tutte le leggi vigenti.
Capo 1
Principi generali
Titolo I
Affidamento ed integrità morale
Art. 1 L’investigatore privato, nell’esercizio dell’attività professionale, deve osservare scrupolosamente le normali
regole di correttezza, dignità, sensibilità e alta professionalità, anche fuori dall’ambito lavorativo deve mantenere
irreprensibile condotta, posto che nell’esplicare il delicato compito affidatogli dal cliente, l’investigatore non compie
solo atti di interesse privato ma anche una precipua funzione sociale di pubblica utilità, affiancandosi, nei casi
previsti dalla Legge, alle Forze dell’Ordine.
Art. 2 Assume particolare rilievo il comportamento che l’investigatore deve tenere nei confronti del Cliente:
costituisce suo primo dovere quello di informare quest'ultimo su tutte le norme che regolano l’attività investigativa
e sulle conseguenze giuridiche derivanti dall’azione svolta dall’operatore, con particolare riferimento alle
disposizioni stabilite dalla Legge n. 675/1996.
Art. 3 L’atteggiamento che l’investigatore privato deve tenere nei confronti dei terzi, siano essi privati cittadini o
pubbliche autorità, va improntato a criteri di massima disponibilità e di generale rispetto, sempre nei limiti previsti
dalle leggi vigenti. Nei confronti degli organi a cui l’investigatore è sottoposto al controllo deve prestare la massima
collaborazione sia nel fornire tutti necessari chiarimenti sullo svolgimento dell’attività investigativa, che nel prestare
la propria opera nei casi in cui gli viene chiesto un intervento di ausilio per i fini di giustizia.
Art. 4 Il titolare della licenza nonché i suoi collaboratori, previamente segnalati alla Prefettura di competenza,
devono sempre assolvere i propri doveri professionali con il massimo scrupolo ed impegno evitando sempre ed in
ogni caso di commettere atti limitativi della libertà individuale. In particolare, gli stessi, nell’essere tenuti alla
massima riservatezza sulle informazioni acquisite nell’esercizio della attività investigativa, devono provvedere
all’osservanza scrupolosa delle disposizioni previste dalla L. 675/1996 concernente la tutela della privacy.
Art. 5 Nel rispetto delle norme di legge e della deontologia professionale, l’investigatore privato deve
rappresentare e/o difendere il suo cliente in maniera tale che il suo interesse prevalga sul proprio e su quello di un
collega o di terzi in generale; se egli non ritiene di essere in grado di assolvere all’incarico assunto, deve rinunciare
espressamente all’incarico.
Titolo II
Segreto Professionale
Art. 6 Dovere fondamentale dell’investigatore, soprattutto in riferimento al rispetto della normativa sulla privacy
richiamata all’art. 4, è quello di informare il Cliente sulla segretezza delle informazioni acquisite nei confronti del
destinatario dell’investigazione, nei casi in cui è esentato dall’informare quest'ultimo di essere in possesso dei suoi
dati personali; nonché di rendere edotto il committente quando lo stesso è esonerato dal richiedere il consenso
dell’interessato per il trattamento dei dati acquisiti.
Art. 7 Indipendentemente dalla corretta e scrupolosa osservanza delle disposizioni stabilite dalla Legge n.
675/1996, i rapporti che deve tenere l’investigatore privato con la stampa, televisiva o giornalistica, devono essere
improntati al rispetto ed alla tutela della riservatezza delle notizie acquisite per il tramite del proprio ufficio. In
particolare, nei casi rari in cui non è tenuto ad osservare il dovere di segretezza e riservatezza, l’investigatore
privato deve, comunque, valutare molto attentamente le conseguenze che possono derivare dalla notizie fornite ai
mezzi di comunicazione, mediante il rilascio di dichiarazioni equilibrate e, di certo, mai lesive della dignità
professionale di un altro collega o dell’intera categoria.
Art. 8 Ogni forma di pubblicità commerciale è libera, l’investigatore privato può intraprendere ogni iniziativa che
ritenga più opportuna per pubblicizzare la propria attività; non sono ammesse né forme di pubblicità fuorviante,
volte a reclamizzare prestazioni professionali non rientranti nell’ambito del titolo di polizia rilasciato all’investigatore
privato, né forme di pubblicità cd. ingannevole, tali da indurre la Clientela a ritenere possibili prestazioni che non
possono essere espletate legittimamente dall’intestatario del titolo di polizia. Ogni abuso sarà perseguito in sede
civile e penale ed attraverso l’azione disciplinare così come prevista dal presente codice negli articoli che seguono.
Titolo III
Conferimento ed estinzione del mandato
Art. 9 Il titolare dell’autorizzazione di polizia non può delegare ad altri la direzione dell’attività investigativa; nel
caso in cui si avvalga dell’opera di collaboratori deve impartire puntuali direttive ed indicazioni operative al fine del
corretto svolgimento delle investigazioni e gli operatori non potranno, per nessun motivo, assumere decisioni o
intraprendere iniziative senza l’assenso dell’investigatore privato.
Art. 10 L’investigatore privato può usufruire dell’operato di un collega per lo svolgimento di incarichi
particolarmente complessi e previa comunicazione al Committente che deve esprimere il proprio consenso, anche in
ordine al compenso per la prestazione effettuata dal collega collaboratore.
Art. 11 L’investigatore, prima di accettare un incarico professionale, deve valutare attentamente se sussistano casi
di incompatibilità rispetto ad altri servizi precedentemente assunti; in particolare deve verificare la sussistenza o
meno di conflitti di interessi tra i vari Committenti e se, del caso, rinunciare ad uno degli incarichi conferitigli.
Art. 12 Data la natura di attività di libero professionista, l’investigatore privato deve mantenere una posizione di
imparzialità ed indipendenza anche quando aderisce ad organizzazioni societarie od associative aventi natura
politica e/o partitica; non può, pertanto, mai farsi condizionare nello svolgimento della sua attività e tanto meno
alterare il risultato della prestazione al fine di favorire l’organismo al quale appartiene.
Art. 13 L’investigatore privato, che è tenuto ad ottenere un esplicito mandato dal Committente che tenga
soprattutto conto delle disposizioni previste dalla Legge n. 675/1996, deve rinunciare all’incarico quando lo stesso
risulta contrario a leggi o regolamenti ovvero comporti l’espletamento di servizi espressamente vietati dalle leggi
vigenti ovvero ancora possa ostacolare il normale svolgimento di indagini di polizia giudiziaria.
Art. 14 L’investigatore privato non può accettare l’incarico di un nuovo Cliente se la riservatezza sulle informazioni
fornite da un vecchio Cliente rischia di essere violata o quando la conoscenza da parte dell’investigatore degli affari
del vecchio Cliente avvantaggerebbe il nuovo.
Art. 15 Le norme di cui sopra sono ugualmente applicabili nel caso di esercizio della professione in forma societaria
suscettibile, comunque, di far nascere uno dei conflitti di interessi descritti negli articoli 12, 13 e 14. Art. 16 L’investigatore privato non può utilizzare, per nessun motivo, le notizie acquisite per il tramite del proprio
ufficio, meno che mai al fine di trarre per sé o per altri un beneficio diretto od indiretto; la sua posizione deve
essere sempre improntata alla massima correttezza e serietà professionale, soprattutto quando la natura delle
informazioni in suo possesso è particolarmente delicata.
Titolo IV
Determinazione del compenso
Art. 17 L’investigatore privato è tenuto a rispettare, nello stipulare i contratti di prestazione professionale, i limiti
tariffari previsti dalle tabelle, debitamente affisse alla visione del pubblico nella sede dell’Istituto, approvate dalla
Prefettura di competenza, al fine di evitare forme di concorrenza sleale.
Art. 18 L’onorario richiesto dall’investigatore privato deve essere illustrato al Cliente in tutte le sue voci e deve
essere equo e pienamente giustificato.
Art. 19 L’investigatore non deve concludere patti con i quali il compenso sia riferibile al risultato ottenuto; in
particolare non deve stipulare accordi con il Cliente che obbligano quest'ultimo a riconoscere all’investigatore una
parte del risultato, sia esso somma di denaro o qualsiasi altro bene o valore conseguito a conclusione dell’attività
investigativa.
Art. 20 Quando l’investigatore privato richiede il versamento di un acconto sulle spese e/o sulle tariffe applicate,
questo non deve andare al di là di una ragionevole stima dei prezzi legittimamente praticati, in base al tariffario
approvato dalla competente Prefettura, e dei probabili esborsi richiesti dalla natura dell’incarico investigativo.
Art. 21 Non è assolutamente ammesso dividere i compensi derivanti dall’incarico investigativo con persone che
non siano anch'esse persone appartenenti alla categoria professionale.
Art. 22 L’art. 21 non si applica per quanto riguarda le somme o corrispettivi di qualsiasi natura versati da un
investigatore privato agli eredi di un collega deceduto o a un collega che si sia ritirato nel caso di suo subingresso,
quale successore nelle pratiche già seguite da tale collega.
Titolo V
Assicurazione per la responsabilità professionale
Art. 23 Non è obbligatorio ma sicuramente auspicabile che, a garanzia dell’attività esercitata, l’investigatore
privato, oltre la cauzione versata alla Prefettura di competenza al momento del rilascio del titolo di polizia, stipuli
apposita assicurazione per la propria responsabilità professionale entro i limiti ragionevoli, tenuto conto della natura
e della portata dei rischi che si assume nel corso della sua attività..
Titolo VI
Rapporti con la Prefettura e la Questura territorialmente competente
Art. 24 L’investigatore privato deve esplicare le attività per le quali ha ottenuto espressamente l’autorizzazione di
polizia, che è tenuto a rinnovare annualmente, seguendo le direttive impartitegli dalla Prefettura competente
territorialmente, attenendosi, altresì, alle leggi vigenti in materia.
Art. 25 L’investigatore privato, titolare della licenza ex art. 134 T.U.L.P.S. approvato con R.D. n. 773/1931, è
tenuto a dirigere personalmente l’attività, per la quale risponde nei confronti dei terzi e delle Amministrazioni
addette al suo controllo, non potendo in alcun modo delegare nessuno a tali compiti.
Art. 26 L’investigatore privato deve, in particolare, annotare sul registro delle operazioni giornaliere, la cui tenuta
è obbligatoria ai sensi dell’art. 135 T.U.L.P.S. e del relativo Regolamento di esecuzione, previamente vidimato dalla
Autorità di Polizia competente: A) il nome, la data e luogo di nascita delle persone per le quali gli affari o le
operazioni sono compiute. B) la data e la specie delle medesime, l’onorario convenuto e l’esito dell’operazione. C)
gli estremi del documento di identità o di altro documento avente valore equipollente.
Art. 27 Costituisce un dovere dell’investigatore prestare la sua opera a favore dell’Autorità di P.S. che ne faccia
apposita richiesta, aderendo, altresì, a tutte le istanze dalla stessa rivoltegli anche ai fini del controllo sull’attività
dall’investigatore privato.
Art. 28 L’investigatore privato deve, prima di assumere personale addetto alla collaborazione nell’esercizio
dell’attività professionale, provvedere a comunicare alla Prefettura territorialmente competente i singoli nominativi,
la quale ne prenderà atto.
Art. 29 Il Questore è istituzionalmente preposto al controllo operativo sul corretto esercizio dell’attività
dell’investigatore privato, il quale è tenuto a prestare la massima collaborazione nel caso di richieste ed ispezioni di
controllo.
Titolo VII
Rapporti tra Investigatori Privati
Art. 30 Lo spirito di colleganza esige un rapporto di fiducia tra gli investigatori privati nell’interesse dei loro Clienti;
esso non deve mai porre gli interessi degli investigatori privati in contrasto con quelli di giustizia, soprattutto
quando opera nell’esercizio dell’attività investigativa per la difesa penale.
Art. 31 L’investigatore privato riconoscerà come colleghi tutti gli investigatori che hanno ottenuto la prescritta
autorizzazione di polizia rilasciata dalla Prefettura di competenza.
Art. 32 Data la natura estremamente delicata dell’attività esercitata dall’investigatore privato, tutte le
comunicazioni tra i colleghi sono da considerarsi confidenziali. Ciò significa che l’investigatore privato non rileva le
comunicazioni a terzi e non trasmette copia della corrispondenza stessa al suo Cliente; quando tali comunicazioni
sono fatte per iscritto devono portare, comunque, la dicitura "confidenziale".
Art. 33 Nel caso in cui il destinatario non sia in grado di dare alla corrispondenza il carattere "confidenziale" sarà
tenuto a rinviarla al mittente senza rivelarne il contenuto.
Art. 34 L’investigatore privato non può richiedere un compenso o quant'altro ad un suo collega né ad un terzo né
accettare un onorario per avere indirizzato o raccomandato un cliente.
Art. 35 L’investigatore privato non può, altresì, versare ad alcuno un compenso o quant'altro quale contropartita
per la presentazione di un cliente.
Art. 36 L’investigatore privato non può assumere un incarico investigativo od informativo se è a conoscenza del
fatto che il potenziale cliente è già assistito professionalmente da un collega, a meno che il committente (cliente)
non lo sollevi espressamente da tale obbligo nel mandato ovvero che il collega comunichi di aver rinunciato al
servizio.
Art. 37 L’investigatore privato nel caso in cui sostituisce un collega in un servizio investigativo od informativo,
deve previamente dare comunicazione a quest'ultimo ed essersi assicurato che sono state prese tutte le
disposizioni necessarie per il regolamento delle spese e dei compensi dovuti al sostituito. Questo obbligo non rende,
tuttavia, l’investigatore privato responsabile per il pagamento del compenso al suo predecessore.
Art. 38 Se debbono essere effettuati dei servizi urgenti nell’interesse del Cliente, prima che possano essere
espletate le formalità previste dall’art. 37, l’investigatore privato ha il potere-dovere di farlo a condizione però
d'informare immediatamente il collega che egli ha sostituito.
Art. 39 L’investigatore privato incaricato di affiancarsi ad un collega in un determinato servizio deve informare
quest'ultimo. Le norme del suddetto codice deontologico sono, avvenuta l’approvazione da parte degli organi
direttivi centrali, immediatamente operative nei confronti dei singoli associati alla Federpol, i quali sono tenuti al
loro rigoroso rispetto. In caso di inosservanza delle disposizioni sopra elencate, gli associati saranno sottoposti al
procedimento disciplinare di seguito indicato.
Procedimento disciplinare
Art. 40 I provvedimenti disciplinari che possono essere adottati nei confronti degli associati, in caso di violazione
delle norme comportamentali descritte nel presente codice sono: A) Richiamo scritto: che consiste in un richiamo in
ordine alla violazione compiuta e l’avvertimento che ciò non abbia più a ripetersi. B) Censura: consistente in una
formale dichiarazione della violazione e del conseguente biasimo. C) Sospensione: ovvero l’inibizione, per un tempo
non inferiore a due mesi e non superiore ad un anno dalla qualità di associato con la relativa impossibilità di
partecipare alle attività sociali. D) Espulsione: consistente nella perdita definitiva della qualità di associato e nella
conseguente cancellazione dal libro dei soci.
Art. 41 E' possibile altresì comminare la sospensione cautelare, la quale costituisce un particolare strumento col
quale l’associato temporaneamente viene sospeso dalla sua qualità, nel caso in cui lo stesso viene a trovarsi nelle
seguenti condizioni: 1) ricoverato presso l’ospedale psichiatrico o in casa di custodia o cura. 2) sottoposto
all’applicazione di una misura di sicurezza non detentiva di cui all’art. 25 c.p. ovvero all’applicazione provvisoria di
una pena accessoria o di una misura di sicurezza.
Art. 42 Può essere altresì comminata la sospensione cautelare nel caso in cui l’investigatore privato associato sia
sottoposto a sorveglianza speciale, ovvero sia destinatario di un mandato od ordine di arresto.
Art. 43 Il richiamo scritto può essere inflitto quando l’investigatore privato associato, nel violare una delle
disposizioni del presente codice, dimostra superficialità e negligenza tale, comunque, da non arrecare danni a terzi
(Cliente, collega o quant’altro).
Art. 44 La censura può essere determinata nel caso di più violazioni che rientrano nel richiamo scritto avvenute nel
corso di due anni, se di diversa specie, di un anno nel caso di violazione della medesima specie.
Art. 45 La sospensione riguarda, invece, comportamenti violativi delle norme del presente codice frutto di attività
dolosamente diretta ad arrecare ad altri un ingiusto danno e/o arrecare a sé o ad altri un indebito profitto o utilità.
Art. 46 L’espulsione può avvenire nei casi in cui l’associato, oltre ad aver compiuto più atti volutamente ed
intenzionalmente violativi delle disposizioni sopra riportate, adotti comportamenti in aperto contrasto con i doveri di
associato o che comunque arrechino danno e pregiudizio all’immagine della Federpol; può essere, altresì, espulso
l’associato nel caso in cui, a seguito di comportamenti abusivi, gli venga revocata la licenza di polizia dalla
Prefettura territorialmente competente.
La procedura amministrativa
Art. 47 Organo competente a decidere l’applicazione delle sanzioni disciplinari del Richiamo scritto e della Censura
è il Consiglio della Regione presso la quale risulta svolgere l’attività l’investigatore privato sottoposto a
procedimento disciplinare; in sede di appello è competente a decidere il Collegio dei Provibiri insediato presso la
sede della Federazione Nazionale a Roma.
Art. 48 Organo competente a decidere l’applicazione delle sanzioni disciplinari della Sospensione (anche cautelare)
e della Espulsione è il Collegio dei Provibiri insediato presso la sede della Federazione Nazionale a Roma; in sede di
appello, per i soli casi di sospensione, potrà essere adito il Consiglio Nazionale.
Art. 49 Le decisioni prese e non appellate o confermate in sede di appello sono definitive.
Art. 50 Il procedimento disciplinare inizia o d'ufficio o su istanza della parte interessata; non appena perviene
all’organo competente (Consiglio Regionale o Collegio Probiviri), questi svolge una sommaria istruttoria sui fatti per
valutarne la fondatezza e la rilevanza, nonché la propria competenza a giudicare, informando contestualmente,
mediante raccomandata con ricevuta di ritorno, l’investigatore interessato. Nel caso di conflitto di competenza, tra i
Consigli Regionali o con il Collegio dei Probiviri, la decisione spetta al Consiglio Nazionale, cui vengono trasmessi gli
atti dagli organi in contrasto, i quali danno avviso alla parte interessata, la quale nei 10 giorni successivi può far
pervenire le sue osservazioni ai fini della decisione sul conflitto.
Art. 51 L’organo adito può: 1.- archiviare la procedura, qualora risulti infondata o irrilevante la notizia. La rinuncia
del denunciante non fa venir meno il procedimento disciplinare; 2.- effettuare l’istruttoria, acquisendo, laddove
prodotte, sia le argomentazioni addotte a giustificazione dall’interessato, sia le informazioni anche presso terzi
sull’episodio in contestazione, sentendo lo stesso associato, nel caso in cui ne faccia espressa richiesta.
Art. 52 Al termine della fase istruttoria, l’organo adito provvederà in Camera di Consiglio ad emettere la decisione
di: archiviazione oppure di applicazione della sanzione disciplinare, disponendo, altresì, il grado della relativa
sanzione.
Art. 53 Avverso la sanzione disciplinare irrogata, nei casi in cui è ammesso, l’interessato può proporre appello
all’organo superiore competente, come previsto dagli artt. 47 e 48 del presente codice, entro e non oltre 30 giorni
dalla data di comunicazione della sanzione irrogata.
Art. 54 Il procedimento previsto per la decisione in appello è identico a quello disposto per il procedimento di
primo grado.
Art. 55 La Federpol, per il tramite dei suoi organi regionali e nazionali, provvederà a comunicare alle Prefetture di
competenza, le sanzioni disciplinari definitivamente irrogate ai propri associati, per gli eventuali provvedimenti che
le stesse vorranno autonomamente assumere nei loro confronti.
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